Attualmente, le aziende che compongono il Classico Berardenga hanno, insieme, un’estensione viticola pari a circa 1.100 ettari, ricadenti, in larga parte, nella DOCG Chianti Classico.

Relativamente ai vitigni maggiormente coltivati, va da sé che il protagonista indiscusso è il Sangiovese che, secondo il disciplinare di produzione del Chianti Classico, deve avere un utilizzo non inferiore all’80% nel taglio di composizione del vino medesimo. Oltre a questo vitigno primario, vengono coltivate le varietà autoctone quali Malvasia e Trebbiano Toscano, Colorino, Ciliegiolo e Canaiolo, e in parte anche le varietà internazionali, soprattutto Cabernet Sauvignon e Merlot.

L’altitudine a cui sono poste le vigne, varia dai 250 ai 500 metri sul livello del mare, fascia altimetrica ottimale per la produzione di vini rossi di pregio. Le forme di allevamento della vite presenti nell’areale di Castelnuovo Berardenga, sono essenzialmente due, dalle dimensioni ridotte e dalle indubbie qualità: il guyot ed il cordone speronato. Mediamente i sesti di impianto prevedono una densità di piante prossima alle 4000-5500 unità per ettaro.

Il suolo, parte fondamentale nella composizione di un terroir viticolo, si manifesta nel territorio di Castelnuovo Berardenga attraverso due principali tipologie: terreni di origine sedimentaria e terreni di origine alluvionale. I primi, dal punto di vista chimico, sono sostanzialmente composti da argille calcareo-marnose provenienti dalla disgregazione di rocce quali l’Alberese e il Galestro. L’Alberese si presenta sottoforma di pietre compatte di dimensioni variabili e molto resistenti all’azione degli agenti atmosferici. Il Galestro, invece, è una pietra molto più friabile, ed il suo disfacimento, sotto l’azione di pioggia e sole, permette il rilascio nel terreno, di elementi minerali preziosi alla pianta. Tra le rocce sedimentarie si ritrova diffuso anche il Macigno di arenaria dei Monti del Chianti, un’arenaria di avanfossa con granulometria variabile, ma comunque rassomigliante, almeno fisicamente, alle sabbie del Pliocene. Tali terreni di natura sedimentaria, sono adatti per l’ottenimento di vini di struttura ed invecchiamento. I terreni di origine alluvionale, diversamente dai primi, risalgono ad un’epoca geologica più recente e sono composti principalmente da sabbie plioceniche e limo. La struttura fisica di questi terreni è tipicamente sciolta con abbondanza di ciottoli. In questi terreni si coltiva la vite per ottenere vini più giovani, con spiccata esaltazione delle note fruttate e della freschezza. Chimicamente i “nostri” terreni presentano modeste quantità di sostanza organica ed una ridotta presenza di fosforo assimilabile.

Il clima è di tipo continentale, con temperature anche molto basse in inverno ed estati talvolta siccitose. Le escursioni termiche nell’arco della giornata risultano essere importanti, anche a causa di un’altitudine piuttosto accentuata. Le precipitazioni annue si attestano attorno ai 700/800 millimetri di pioggia, con una certa prevalenza nel tardo autunno e in primavera.

La vite ha da sempre, qui, rappresentato la principale coltura per l’eccellente qualità della sua produzione.